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Orari Sante Messe:
SABATO ore 18.30
DOMENICA ore 8.30 e 10.30

TUTT I I GIOVEDÌ:
SERATA DI SPIRITUALITÀ

(sospeso)

Ore 19.30: Celebrazione eucaristica;
Ore 20.00: Catechesi; scuola di canto;
Ore 20.30: Ora di adorazione eucaristica e benedizione eucaristica;
Al termine: preparazione dei sacramentali.

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La Storia

La felice posizione goegrafica - tutta pianura che va da Vicenza verso Ovest, ai piedi dei Colli Berici a sinistra e delle Prealpi Vicentine e dei Lessini a destra – ha sempre fatto di TAVERNELLE un centro in cui confluivano diverse vie. Anticamente infatti convergevano su Tavernelle molte strade, provenienti da Montebello, Lonigo, Brendola, Altavilla, Sovizzo, Gambugliano, Arzignano e Valdagno attraverso Montecchio. Essere ai piedi della rocca di Altavilla ed attraversata da una della più grandi vie Romane – la POSTUMIA tracciata nel 148 a.C. e che congiungeva Aquileia a Genova - fecero di questa piccola località un importante incrocio stradale, con stazioni di sosta, cambio di cavalli e, di conseguenza, si costruirono e sorsero attorno a questi posteggi piccoli centri di ristoro, osterie e taverne – da cui Tabernulae - divenuta poi attraverso i secoli per variazione fonetica, Tavernelle . A proposito del nome di Tavernelle il Prof. A. Morsoletto nel suo libro “ Pieve e castelli ecc. Per una storia di Altavilla, Tavernelle e Valmarana “ mette in dubbio che il nome stesso sia un toponimo ( cap. IV-3 pag. 217 ), mentre noi siamo più propensi a credere che sia proprio un toponimo, confortati in questa convinzione da quanto scrive il Prof. G. Mantese nel suo studio. Scritti scelti di Storia Vicentina – vol. II pag. 565 “ ove afferma testualmente :”E’ chiaro che quell’hospitium( = osteria ) medioevale rinnovava le “ tabernulae “ anticamente aperte sulla via Postumia poco prima dell’ingresso in Vicenza e dalle quali la località aveva assunto il nome di Tavernelle”. Che Tavernelle sorgesse sulla Via Postumia è oggi ancor più autorevolmente provato da uno studio del Dott. Mariano Arcaro, pubblicato sul “ Giornale di Vicenza “ in data 22.11.2000 dal significativo titolo “ Finalmente una parola definitiva sul tracciato stradale fino a Verona – tra Vicenza e Montebello lungo l’antica Postumia “, che parte dalla pubblicazione di Luciano Chilese“ Toponomastica di Montecchio Maggiore “ 1988 e da altri illustri studiosi ( Maria Girardi, 1924 – Alessio De Bon,1938 – Andrea Koslovic e Luciano Chilese,2000 ); la strada entrava in Tavernelle, proveniente da via Melaro, nell’attuale via Stazione fino all’altezza della Trattoria Leoncino per dirigersi poi verso via S.Marco di Creazzo. ( ved. cartina fig. 1 ). Le prime notizie che abbiamo però di Tabernulae si possono datare attorno al IV secolo d.C., ai tempi dell’Imperatore Romano Flavio Gioviano ( 363 d.C. ) : infatti una pietra miliare risalente a tale epoca fu trovata , come ci dice Alessio De Bon sulle “ Antiche comunicazioni ecc.”- già sopra citata- nella campagna di proprietà Maiolo, già dei Morosini ed ora zona industriale a nord della S.S. 11 Padana Superiore , e che era destinata alla stazione preromana di Montebello Tavernelle si trovava all’incirca al V miglio dalla sede del “ Municipium Vincentiae “. L’importanza di questo incrocio stradale crebbe con il passare dei secoli, ed alla caduta dell’Impero Romano Tavernelle ospitò nelle sue “ stazioni “ Ostrogoti e Longobardi : i primi con Teodorico che nel 488 transitò , e si fermò, proveniente dall’Isonzo e diretto a Verona ove sconfisse le truppe di Odoacre , i secondi che nell’estate del 569 d.C. da Cividale del Friuli ( Forum Iulii ) si dirigevano verso Milano. In epoche successive Tavernelle è il primo baluardo di difesa quando i Vescovi di Vicenza sostenuti e col favore degli Imperatori Tedeschi assunsero il ruolo di Conti del Territorio di Altavilla, di Tavernelle e di Brendola, e costruirono sulla rocca di Altavilla un munitissimo castello a difesa dei loro domini contro i Trissino ( vallata dell’Agno ) e contro i Velo ( Valle d’Astico ). Attorno all’anno 1000 in più occasioni a Tavernelle si trovarono accampati a riposarsi dopo accanite battaglie od a ritemprarsi in attesa di altre tenzoni sia Guelfi che Ghibellini ; in un ulteriore prosieguo di tempo, attorno al 1250 , c’è la dominazione dei Signori da Romano. Merita qui soffermarsi un poco su questa dominazione sul territorio di Tavernelle perché di essa ci fa una chiara ed esatta descrizione il Godi nella sua “ Cronaca dall’anno MCXCIV all’anno MCCLX “ : non posso passare sotto silenzio – scrive – i dolori, la desolazione , le prevaricazioni, la corruttela , gli incendi e le stragi che furono a Vicenza e luoghi limitrofi al tempo dei Signori da Romano , che per la prima volta imposero alla Città il giogo del servaggio , sottomettendole tutto il territorio ( quindi anche Tavernelle ) ; né posso tacere gli scherni e la devastazione e le infinite tremende violenze che Vicenza ed il suo territorio si trovarono a sopportare all’epoca dell’Imperatore Federico II , protettore dei Romano e più precisamente di Ezzelino III: con la morte di Federico anche la stella di Ezzelino cominciò ad oscurarsi ed alla sua morte, avvenuta a Soncino nel 1259 , finì l’incubo per il Vicentino di tante angherie. Per il nostro territorio cominciò unperiodo più prospero , anche perché con il “ patto di custodia “ con i Padovani ( 1266 ) si inizia formalmente l’epoca delle Signorie. Nel 1311 Vicenza viene strappata dai Veronesi alla protezione di Padova ( e qui ci piace immaginare lo scontro avvenuto proprio nella località vicina, a Tavernelle ). Un’altra grossa calamità è però vicina : il giorno 15 del mese di aprile dell’anno 1312 ( Annalis Patavini secondo le redazioni dei codici Papafavio e Corradino , Molineo e Ambrosiano D 149 ) sotto la dominazione della Signoria dei Cangrande scoppia a Vicenza una furiosa pestilenza ed allora molti cittadini fuggono dalla Città e cercano ricovero o scampo in campagna e nelle sue isolate ville : appunto anche a Tavernelle. Nel 1347 ricompare la peste. Per effetto di queste due pestilenze la città e le campagne hanno una rarefazione di densità di popolazione di cui, paradossalmente , si avvantaggia Tavernelle in quanto i suoi abitanti , più che boscaioli o lavoratori agricoli erano dei commercianti : ricordiamo ancora infatti che Tavernelle era un grosso centro di smistamento con stazioni per cavalli ed ostelli. Con la morte di Giangaleazzo Visconti ( 1402 a Melegnano ) incomincia a venire meno l’influenza viscontea a Vicenza ( i suoi armigeri - ricordiamocelo – passano e ripassano per Tavernelle ), finchè nel 1404 anche Tavernelle, come Vicenza , capitola ai Veneziani. Voglio qui ricordare una curiosa coincidenza : l’entrata dei Veneziani in Vicenza , e quindi nel “ campo “ di Tavernelle avvenne il “ XXV avrille con i balestrieri con la bandiera di S. Marco “ ( F. Formenton , Memorie storiche della Città di Vicenza ); dopo 541 anni ( 1945 ) avvenne per Vicenza un’altra liberazione ! Quella che abbiamo già chiamata “ felice posizione geografica “ appariva però , rispetto alla vicina città di Vicenza anche quanto mai adatta alla sosta delle truppe che a quei tempi frequentemente passavano : nel 1510 e nel 1513 i soldati della Repubblica Veneta , con improvvise sortite , costrinsero a ritirate ingloriose le truppe , accampate a Tavernelle , dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo . Il quale doveva ben conoscere Tavernelle ed i suoi dintorni se la notte del 17 ottobre del 1509, giunto a Vicenza, preferì ripartire alle prime luci del giorno e “ andò a alozar a Altavilla e alle Tavernelle , et per altre ville, et era con circa 3 mille persone a cavallo ben in ordine “ ( Anonimo, Cronicha che comenza dell’anno 1400 ) ;il Maccà ( Tomo V cap. VI ) riporta così lo stesso evento : “ 1509 … pone la venuta del detto Imperatore a Vicenza nel dì 17 di ottobre alle ore 23 circa, e dice, che in quella sera stessa andò fuori di Vicenza con tutta la Sua compagnia, et andò ad allogiar alle Tavernelle et ad Altavilla longi da Vicenza V miglia , e la sua compagnia alloggiò per quelle ville più appresso et alli 18, che fu giorno di S.Luca, il detto Imperatore con tutta la sua compagnia se ne andò a Monteforte “. Dei fatti surriferiti degli anni 1510 e 1513 ecco come li descrive il Maccà , sempre al Tomo V , cap. V-III : “ 1510… parte dell’esercito tedesco portossi ad alloggiare alle Tavernelle . Ivi fu assalito dall’esercito Veneto : ma sopraggiunta la notte, i Tedeschi ebbero tempo di allontanarsi verso Verona. 1513 . Ai 9 di giugno Giovanni Paolo Manfrone con Battista Dotto capitano di 500 fanti ed alcuni pochi uomini di arme uscirono da Vicenza, e si fermarono alle Tavernelle per ostare a’ Tedeschi e Veronesi , i quali partiti da Verona venivano a danneggiare il Vicentino . Alli 5 di ottobre l’esercito Veneto andò contro i Tedeschi e Spagnoli alle Tavernelle; ma i nemici si ritirarono alla Motta “. Che la strada di Tavernelle fosse particolarmente trafficata a quei tempi ce lo fa capire anche un episodio avvenuto nel 1508: il Vescovo di Feltre , Antonio Pizzamano, in viaggio verso Verona, cade da cavallo a Tavernelle , slogandosi una gamba, e viene ricoverato nel Convento dei Gesuati, attiguo all’Ospedale della Misericordia di Vicenza ( G. Mantese , Gli Oratorii ). Durante la dominazione napoleonica ed austriaca -- anni 1796-1814– più e piùvolte questi eserciti passano e ripassano per Tavernelle, tantochè a quell’epoca la strada viene chiamata anche “ Napoleonica “ . E’ però nell’anno 1846 che per Tavernelle inizia una nuova era : viene infatti costruita quell’anno una stazione ferroviaria sulla linea Milano-Venezia : questa stazione è un fatto fondamentale per lo sviluppo economico-sociale della zona. La posizione strategica fa di Tavernelle, negli anni del Risorgimento ( 1848-1866 ), un punto d’incontro tra vari eserciti, in special modo il giorno 7 aprile 1848 , quando nella Villa della Colombaretta ( dei Giustiniani che la costruirono, poi dei Borgia, indi dei Celedon ed attualmente dei Veronesi ) sosta la affardellata Legione Vicentina, composta da volontari di Vicenza, Treviso e Schio , diretti a Sorio ed a Montebello per cercare di ritardare l’avanzata degli Austriaci ( V. Meneghello , Il ’48 a Vicenza , G.Galla edit. 1898 Vicenza ) . Ritorneremo sulla Villa Colombaretta più avanti , sia per quanto riguarda la sua storia che per quanto riguarda la Chiesetta annessa alla Villa. Il 10 giugno 1848 Tavernelle vede solo di sfuggita passare le truppe austriache che raggiungono Vicenza e la attaccano dall’alto di Monte Berico. Nel 1866, nella notte tra il 12 e 13 luglio , le truppe austriache lasciano Vicenza e con l’entrata in Vicenza delle truppe italiane finisce per sempre la dominazione austriaca in terra veneta. Pochi anni dopo Tavernelle si arricchise di un’altra stazione, questa volta per l’entrata in servizio del tram a vapore della linea Vicenza- Valdagno- Arzignano, messa in opera dalla Società inglese “ The Province of Vicenza Steam Tram Way Co. Lim. “ : così il Direttore del “ Giornale della Provincia di Vicenza “, Dott. Cesare Gueltrini descrive l’inaugurazione avvenuta martedì 3 agosto 1880 : “ si parte alle 10 invece che alle ore 8 , per un piccolo incidente avvenuto il giorno prima a Cornedo e dopo essere usciti da Vicenza lungo la strada per Verona , alle Tavernelle abbiamo deviato per Montecchio : al ponte sul Guà salimmo l’ultimo tratto con rinforzo di una macchina in coda. Siamo felicemente arrivati ad Arzignano alle ore 11.45 ” . Lo stesso Direttore sul “ Giornale “ del giorno dopo descrive molto più ampiamente la cronaca del viaggio , ed entusiasticamente. Entusiasmo che però molto presto si trasforma sullo stesso Giornale in una campagna contro il tramvay, in quanto il servizio lascia molto a desiderare ( 19 e 24 agosto ) , finchè il 21 settembre il fino a poco prima entusiasta Direttore non chiede la soppressione della linea tramviaria per i troppi incidenti che avvengono e per i ritardi di ore ed ore che hanno i convogli. Le vicende tragicomiche di quella vaporiera sono narrate in modo affascinante da Adriano Navarotto nel I volume del Suo “ Ottocento Vicentino “. Nel 1883, dopo appena 3 anni di gestione la Società Inglese è costretta al fallimento, ed il servizio viene prelevato da una Società vicentina appositamente costituita : pochi anni più tardi, nel 1905 viene sostituita dalla “ Società Anonima Tramvie Vicentine “ , che ha gestito fino al 1981 la linea tramviaria , ora operante con moderni autobus: già però nel 1936 si era provveduto a sostituire parzialmente la famosissima “ vaca mora” ( in funzione però fino a dopo la seconda guerra mondiale ) con una più funzionale trazione elettrica. Durante la I° Grande Guerra Mondiale ( 1915-1918) Tavernelle vide di continuo il passare ora sulla polverosa strada Postumia ora sulle rotaie della Ferrovia Statale tanti soldati che raggiungevano il fronte , e principalmente l’Altopiano di Asiago. I camion Fiat 15 ter – retaggio della guerra libica- poi i Fiat 18 e 18 BL, con il loro caratteristico rumore provocato dalle gomme piene facevano tremare i vetri di tutte le case sulla via , mentre dall’altra parte le tradotte militari facevano accorrere frotte di ragazzini alla stazione aspettando che si fermassero le tradotte per poter chiedere ai soldati qualche “ galletta “ o qualche “ scatoletta “. Fu però verso la fine dell’anno 1917 che la popolazione di Tavernelle ebbe più chiara la realtà del grande conflitto che si stava combattendo e che era fortemente minacciata da questo : a quell’epoca infatti risale l’insediamento di un Comando Inglese presso l’Albergo Leoncino e fra quei soldati sono ricordati - perché all’epoca era una grande novità – gli scozzesi che portavano il loro tradizionale kilt ( gonnellino ). Gli inglesi operavano in unione con i francesi, ma mentre questi arrivavano in treno, gli inglesi arrivavano in camion ( soldati ) ed automobili ( ufficiali ). Anche per questo mentre in altre località la guerra portò distruzioni, morti o abbassò il tenore di vita con grandi restrizioni, in special modo di cibo , a Tavernelle , per il grande passaggio di rifornimenti militari questo problema non si poneva perché gli abitanti potevano sempre contare su qualche merce di scambio ( latte fresco, vino, uova, pollame ecc. contro scarpe, coperte , viveri in scatola, sigarette ed altro ) : chi poi gestiva alberghi, trattorie e caffè fece ottimi affari. Il primo vero sviluppo di Tavernelle si ebbe perciò verso la fine della Grande Guerra ed alla fine di questa : si ricorda che a quel tempo Tavernelle poteva offrire ai passanti ben cinque osterie e tre locande-alberghi, oltre alla prima stazione di rifornimento di carburanti dell’intero percorso Verona- Vicenza : alla stazione ferroviaria si fermavano anche i treni “diretti” per consentire il trasbordo dei viaggiatori con meta la località termale di Recoaro.

I confini di Tavernelle

Tavernelle è una frazione composta da territorio di 4 Comuni : Altavilla Vicentina e Sovizzo per la maggior parte , e poi Creazzo e Montecchio Maggiore .

Si sono sempre identificati i confini con quelli della Parrocchia.

Partendo da Ovest , provenendo da Vicenza, si parte dalla rotonda “ Bonometti “ e si segue la strada Via Spino , ora Creazzo , fino via dei Laghi , si gira a sinistra e si prosegue fino ad incontrare via Spessa ( Comune di Creazzo ) , si prosegue per via Spessa fino ad incontrare Strada Provinciale Peschiera dei Muzzi e si gira a sx. Fino a trovare – a dx – viale degli Aceri . Si prosegue diritto oltre il Nuovo parco Nikolaienswka fino ad inserirsi in via del Cornale , si gira a sx fino a via Cordellina e si prosegue a dx. fino a Casa Sette -oltre è Montecchio Maggiore - : si ritorna ed a dx prosegue per via del Sasso Moro fino ad inserirsi sulla strada Regionale 11 ( ex Strada statale 11 Padana Superiore) : giri a sinistra fino alla fine della mura di villa Colombaretta e prendi la dx., via Solferino fino alla Ferrovia Milano-Venezia . Seguendo la ferrovia fino al cavalcaferrovia di via N.Paganini poi si trova la strada -a sx- proveniente da Vicenza e ci si ritrova alla rotonda “Bonometti “ da cui si è partiti .

La Madonna Trafugata

Tutti gli abitanti di Tavernelle, fin da quando erano solo circa trecento , sono sempre stati partico-larmente devoti alla statua della Madonna che trova la Sua collocazione nel primo altare di sinistra, appena entrati nella Chiesetta-Oratorio Morosini .

Questa devozione si evidenzia particolarmente nel mese di settembre , in quanto il giorno 8 si festeggia la Natività di Maria Vergine, Patrona di Tavernelle e “ titolare “ della statua della Madonna di cui sopra.

Fino all'erezione della Parrocchia di Tavernelle , 18 agosto 1964 , la frazione sottostava alla Parrocchia di Altavilla , ed il Parroco (od il Cappellano) celebrava settimanalmente una S. Messa presso l'Oratorio Morosini: questa S. Messa veniva officiata nel giorno di domenica. Nell'anno 1938, fu inaugurata ad Altavilla la nuova Chiesa arcipretale : mentre prima si era obbligati a salire il colle per raggiungere – alla Rocca - la Chiesa di S. Urbano, ora con la nuova parrocchiale adempiere al dovere domenicale era più facile per cui la S. Messa a Taverrnelle veniva celebrata nel giorno di venerdì.

Accudiva alla Chiesetta la “ Efa campanara “ - Genoveffa Zatton - figlia di Guerrino che era il titolare per diritto di discendenza della cura della Chiesetta , ed a cui il padre aveva affidato il compito: avvenne così che un venerdì di agosto dell'anno 1938 il Parroco di Altavilla Don Giuseppe De Munari compie il rito della S. Messa ed i fedeli che avevano assistito alla sacra funzione se ne tornano a casa.

La Efa invita – come di consueto - presso la Sua abitazione , adiacente alla Chiesetta , il Parroco ed il sacrista Tilio Massaia (Attilio Mattiello) ed offre Loro il caffè. Questi poi se ne vanno e la Efa accudisce le faccende di casa; dopo circa un'ora ritorna in Chiesa per rimettere a posto quanto poteva aver bisogno di essere riordinato.

Giunta innanzi all'altare della Madonna per poco non sviene : la Sacra Statua non c'è più !

Corre a casa e lo grida al padre: Papà i gha robà la Madona !

Il padre va in chiesa e vede che effettivamente la statua non c'è più, ed allora dice alla figlia di avvisare Ninin Corona (Tecchio Giusto, titolare dell'albergo-trattoria “ Leoncino “) , cui era legato da profonda stima ed amicizia .

La Efa corre, ed arriva senza fiato di fronte a Ninin Corona che sulle prime non vuol credere a quanto afferma la Efa, ma poi quando questa si è un po' calmata si fa ripetere quanto è successo e la invita a ritornare a casa : intanto la notizia fa il giro del paese e tutti si domandano come può essere successo questo grave fatto e chi può essere stato a compierlo.

E' doveroso, per poter meglio capire il seguito, fare presente che Ninin Corona non era proprio quello che si dice un “ basabanchi “, tutt'altro, ma l'amicizia che lo legava alla famiglia Zatton, di cui era anche un po' benefattore, ma soprattutto alla Efa che era di casa, aiutava la moglie ad accudire alle faccende domestiche ed era amata dai figli Luciano , prematuramente scomparso, Piero e Lina faceva si che Ninin fosse il referente privilegiato di Efa.

Il primo pensiero di Giusto Tecchio fu di inviare – in incognito - una persona in Chiesa ad Altavilla - una premonizione ? - per vedere se la statua fosse stata portata lì. Chiese a Bepi Postin (Giuseppe Meneguzzo) se poteva arrivare ad Altavilla e , senza destare sospetti , vedere se in Chiesa c'era la statua della “ nostra “ Madonna.

Al suo ritorno, l'affermazione: la statua fa bella mostra di sé di fianco all'altare maggiore sulla navata sinistra .

Allora Ninin Corona chiama alcuni compaesani , racconta del trafugamento, e con loro elabora un piano per il ripossesso della statua .

Alla domenica successiva si ritrovano alle ore 10.30 di fronte al Leoncino Ninin Corona , Osvaldo Berti , Bepi Postin (Giuseppe Meneguzzo), Tilio Tega (Attilio Groppo), Armano Frigo, Nibale (Annibale) Tomasi, Sandro Staliero (Alessandro Tessari), Piero (o Pio o Giovanni non ricordo bene) Stefani, Guido Zanovello, Bepi (Giuseppe) Cecchetto, Toni (Antonio) Frigo e qualche altro, e partono per andare alla “ Messa dei siori “ - Messa dei Signori come si diceva allora – alle ore 11 ad Altavilla. Entrano in Chiesa e si vanno a posizionare nei primi posti , davanti all'altare e vicino alla statua della Madonna : entra il Parroco per celebrare la S. Messa e vedendo tutte queste persone mai viste prima in Chiesa ad Altravilla, resta un attimo turbato ed impallidisce temendo un gesto eclatante durante la S. Messa, ma invece tutto fila liscio fino alla benedizione finale .

Dopo di questa Ninin Corona ed Attilio Groppo , senza proferir parola , prendono la statua della Madonna, ed assieme agli altri compaesani si incamminano in gioiosa processione verso Tavernelle: qui giunti innalzano sul suo piedestallo la statua , acclamati da tanta gente che aveva riem-pito la Chiesetta, appena saputo della azione felicemente conclusa. Veramente la conclusione si ebbe più tardi, presso il Bar Garzotto e la trattoria Leoncino, che offrirono gratuitamente vino ed aperitivi a tutti .

Si seppe poi che la statua fu trasportata ad Altavilla dal Mattiello e dal Parroco, stesa su una coperta, con un carrettino trainato a mano : se ne andò trafugata e tornò con tutti gli onori che si meritava.

Don Giuseppe De Munari non spiegò mai il Suo gesto , che valse ad alimentare ancor più l'acrimonia che divideva all'epoca gli abitanti di Tavernelle ed Altavilla: inconsapevolmente riuscì ad affiatare ancor più la popolazione di Tavernelle ed a far crescere maggiormente, se ce ne fosse stato bisogno, la devozione verso la venerata Madonna.

giornale “ La Tabernula “ n° 1 di data Natale 1992

In ricordo di Don Bruno

Lo ricordo così, senza il Suo cognome , tanto per noi è solo LUI , il nostro amatissimo primo Parroco, Don Bruno Priante .

Con tanta, profonda commozione , mi accingo a scriverne un breve ricordo della nostra immensa , fraterna ed affettuosa amicizia. Ci siamo conosciuti in una lontana sera di oltre 35 anni fa, quando Lui , novello Cappellano , fece visita ai giovani di Tavernelle , su invito del Parroco di Altavilla Don Giuseppe De Munari. ConoscerLo ed amarLo , perché si faceva amare con quel Suo schietto ed accattivante sorriso, fu per tutti noi cosa facile ; e nulla potè scalfire la nostra amicizia ed il nostro reciproco affetto. L’inizio della Sua missione fra noi fu basato sul gioco (ricordo che era bravissimo nel ping-pong , mancino micidiale) e sul discutere per ore ed ore dei più svariati argomenti, non ultimi quelli della politica, delle ragazze, dei fatti della vita che ci circondava .

Fratello maggiore per me , coetaneo per altri , si interessava e si preoccupava se vedeva nei nostri volti qualche ombra.

Ottimo ascoltatore, sapeva donarci, con la Sua calma, appropriata risposta ad ogni nostra domanda, ed infondeva una serena fiducia nei nostri mezzi , aiutandoci a risolvere i nostri problemi di vita. E poi la Sua FEDE, (si, in maiuscol , perchè di fede cristiana è stata permeata la Sua vita) che sapeva trasmetterci anche se non tutti di noi l’avevamo allora compreso, FEDE nel Dio che aveva scelto, FEDE nelle azioni che hanno sempre accompagnata la Sua missione , FEDE che certamente ha portato il Suo spirito all’eterna beatitudine di Dio. Non dimentichiamo poi la Sua carità, nel più ampio senso della comprensione verso tutti , ed il dono , oltre che della Sua fede, anche del Suo pane , che elargiva senza farsi notare ; lo si veniva sapere solo dai Suoi beneficati. Sicuramente Don Bruno ha moralmente sofferto per il distacco da Tavernelle , da quella chiesa che aveva così sapientemente e costantemente voluto. Tuttavia considerò intrinseca alla Sua missione di sacerdote l’ubbidienza ai superiori ed accettò conseguentemente il Suo trasferimento.

La notizia della Sua scomparsa mi ha lasciato dapprima incredulo e poi profondamente addolorato : la Sua figura però resterà tra noi con tutto il bagaglio di bontà che insegnava e che ha sempre saputo trasmettere a quanti lo avvicinavano .


Testi Scritti da RENATO PICCOLO

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