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SABATO ore 18.30
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Consiglio Pastorale

UN ORIZZONTE DI FIDUCIA PER IL NOSTRO FUTURO

Programma Pastorale 2019-2020


  • In questo nuovo anno verranno adottate le proposte formative alla vita di fede suggerite dal vescovo Beniamino Pizziol. Obiettivo: “uscire” e coinvolgere altri fratelli e sorelle
  • Proporre percorsi di formazione socio-politica sui quali siamo purtroppo carenti. Sarà utile in tale direzione osservare ciò che avviene in altre parrocchie e assumere alcune proposte su questi temi
  • I percorsi di spiritualità si devono concretizzare in opere di prossimità, nella vicinanza e nell’aiuto a chi è nel bisogno, agli ultimi, ai poveri, mettendo insieme doni e forze secondo uno stile di condivisione e di comunione di esperienze.


Il 30 ottobre 2019 si è tenuta la riunione programmatica del Consiglio Pastorale parrocchiale che ha riflettuto sulla lettera pastorale del vescovo Beniamino Pizziol per l’anno 2019-2020 dal titolo “Battezzati e inviati per la vita del mondo”. Nei giorni precedenti don Emanuele aveva inviato a tutti i membri del CPP una lettera di introduzione alla riunione per preparare tutti gli invitati ad una riflessione previa da condividere poi insieme durante la seduta. Riportiamo di seguito alcuni passaggi essenziali di questa lettera:

"Cari fratelli e sorelle,

nel prossimo CPP di programmazione per l’anno pastorale 2019-2020, sarà importante riflettere sulla dimensione missionaria dei credenti e della comunità a partire dalla prospettiva non più così lontana dell’unità pastorale il cui processo di realizzazione verrà avviato nella prossima primavera. Occorre sempre più concepire il nostro cammino e la nostra testimonianza in un tessuto di rete con altre comunità: quelle della diocesi e del vicariato, e, più in prossimità, quelle con cui ci uniremo presto. Vorrei pertanto già presentare in ordine di importanza alcuni argomenti che, sempre nell’ottica del rinnovato spirito missionario suggerito dal vescovo, dovranno essere affrontati nei prossimi incontri.

- La vita spirituale della comunità (Liturgia, ascolto della Parola, Sacramenti e adorazione). Sono state momentaneamente sospese le serate di spiritualità. Il giovedì sera c’è comunque l’ora di adorazione eucaristica orante sul Vangelo della domenica. Sono state avviate in via sperimentale due nuove proposte per valorizzare l’Oratorio Morosini come luogo di preghiera: L’ora della Misericordia (il venerdì pomeriggio alle 15.00) e le confessioni e la messa dei primi sabati del mese. Sogno nel cassetto: creare in quel luogo un cenacolo mariano con un gruppo di persone disponibili a tenere aperta e in custodia la chiesetta almeno al mattino. In futuro si potrebbe pensare all’utilizzo dell’oratorio Morosini per le messe feriali del mattino.

- “Nuova Evangelizzazione, comunione e riconciliazione” continuando il percorso iniziato lo scorso anno (il programma pastorale pubblicato sul nostro sito: http://www.parrocchiatavernelle-vi.it/cpp.html)

- La pastorale giovanile...e della famiglia... Il tema riguarda la trasmissione della fede nei periodi di età più scoperti: 0-6 anni e dopo cresima fino alla maturità (adolescenza), in vista della realizzazione completa della riforma degli itinerari di iniziazione cristiana progettati in Diocesi. La comunità regge bene le proposte di animazione e formazione umana, ma è debole la proposta di fede (nelle tre assiduità: ascolto della Parola, sacramenti/preghiera e vita di carità) sia per i giovani che per le famiglie. Verifichiamo i passi fatti e quello che potremmo avviare in futuro per predisporre la recezione delle proposte della Diocesi per il rinnovamento degli itinerari di Iniziazione Cristiana.

- Lavori e progetti. Ci sono diverse sfide da affrontare. Da più parti e soprattutto dal Circolo NOI sorge la richiesta di avviare lavori di ristrutturazione e rilancio della Casa del Giovane, a partire dai molti nuovi servizi che essa offre alla comunità. In questa fase sia per difficoltà economiche sia per le circostanze di passaggio che stiamo vivendo in vista dell’unità pastorale, non è possibile ancora avviare lavori consistenti. Tuttavia sembra non più procrastinabile per la sicurezza delle persone e degli ambienti dotare il giardino interno e i campetti sportivi di una recinzione a norma che regoli il flusso e la possibilità di accesso delle persone agli ambienti parrocchiali esterni. Nei prossimi mesi il Consiglio per gli affari economici dovrà formulare un’ipotesi di progettazione e spesa di tale opera e verificarne la fattibilità e la tempistica di esecuzione. Il progetto, che si unisce a quello della messa in sicurezza delle aree esterne pericolose della chiesa (con ringhiere e chiusura delle bocche di lupo) già progettata e in fase di prossima esecuzione, dovrà esser realizzato tenendo conto delle effettive possibilità economiche della parrocchia senza dimenticare i debiti in essere (mancano ancora 16.200 euro per saldare il debito del restauro del campanile dell’Oratorio Morosini). Con l’avvio dell’Unità Pastorale, nel prossimo anno, bisognerà avviare un progetto più generale, integrale, articolato e particolareggiato per la revisione e ottimizzazione di tutti gli ambienti della Casa del Giovane comprese le aree esterne e gli ambienti del sotto-chiesa. Nel frattempo i progetti per la conclusione dei lavori alla casa dell’ex custode per la creazione di una sede Caritas e la ristrutturazione del tetto della canonica rimangono congelati per insufficienza di fondi”.


PREMESSE

La seduta del Consiglio Pastorale del 30 ottobre 2019 si è aperta con una presentazione della lettera pastorale del vescovo Beniamino Pizziol “Battezzati e inviati per la vita del mondo” preparata e donata a tutti da Marco Fiorentino. Questi ha introdotto sinteticamente la recezione della lettera pastorale del vescovo Beniamino facendo riferimento ad un testo classico del teologo Joseph Ratzinger nell’opera “Introduzione al cristianesimo”. Qui ad un certo punto si narra di un circo che va a fuoco e di un clown che corre per il villaggio a chiedere aiuto ma invece di essere ascoltato e soccorso viene deriso. Questo racconto viene presentato da Joseph Ratzinger come analogia della difficoltà da parte del teologo (e per noi, nel nostro contesto, come problema esteso ai discepoli di Gesù) di creare empatia attorno all’annuncio della fede.

“Ciò che ci distingue – ha proseguito Marco - è la fede nel Signore Gesù e infatti, ogni volta che andiamo a messa, c’è un punto dove diciamo “io credo”. “Se ci fermiamo ad una recezione di fede comune acquisita superficialmente da qualche dettato che ha ancora il sapore solo dell’antico Testamento, i più tra noi e i nostri simili potrebbero essere sollecitati a vivere la fede come una sequenza di leggi e di norme morali da osservare. Ma allora a che servirebbe dire “io credo” se la fede si riducesse ad un comportamento etico- morale da osservare? Leggendo questo libro (“Introduzione al cristianesimo”) alla luce della Parola di Dio e della lettera pastorale del vescovo e rivisitando le mie esperienze di vita quali ad esempio alcuni dialoghi avuti nell’ambiente di lavoro, ho compreso quanto il primo atteggiamento efficace da mettere in campo per testimoniare la fede sia la conversione personale. Si tratta del percorso di una vita che parte da me, che io decido di intraprendere: un continuo ringraziamento per portare a compimento la nostra totale conversione. Chiediamoci anzitutto: ci basta andare a messa la domenica per giungere a questo? A me personalmente no, non basta. Ogni occasione per andare a messa è importante per stare davanti al Signore. Senza l’incontro con il Signore e il legame con Lui infatti ogni nostra attività rischia di diventare attivismo. La missione è un dono che Dio fa a noi. Senza la confidenza con Lui non è possibile vivere questa esperienza. Abbiamo spesso la possibilità di sostare a lungo alla presenza del Signore, per esempio all’adorazione del giovedì sera: perché non sfruttare di più occasioni come questa? Spesso adduciamo come giustificante la mancanza di tempo. Io credo tuttavia che la mancanza di tempo si può supplire se c’è amore. Ognuno di noi quando ha avuto una persona cara che chiedeva un aiuto era in grado di trovare il tempo. Il tempo lo possiamo meglio giocare.

Le linee fondanti per una vita di fede che vengono citate in questo libro di Ratzinger ritornano sempre sul dono che è stato dato a Gesù e che Gesù ha dato a noi. Il regno di Dio c’è già. Quello che mi ha fatto pensare è che ciò che dice il vescovo attorno agli ambiti vitali attorno ai quali far fruttificare questo dono:

- Ambito dell’annuncio: proporre momenti evangelizzanti e formativi;

- Ambito liturgico la liturgia; proporre momenti di ritiro e di esercizi spirituali;

- Ambito della carità: cercando di evitare l’attivismo

- La relazione con il territorio: fare le cose della comunità in comunione con altre comunità. In quanto battezzato posso essere testimone”.

A questo punto, accolta l’introduzione di Marco, il Consiglio Pastorale ha condiviso un dialogo che ha coinvolto tutti e dal quale sono scaturite le conclusioni che proponiamo di seguito e che rappresentano una visione di ideali e di scelte condivise per concretizzare nella nostra comunità gli orientamenti indicati dal vescovo Pizziol per il prossimo anno pastorale.


IL PROGETTO PASTORALE CONDIVISO

Nella nostra vocazione missionaria di credenti dobbiamo sempre partire dalla speranza in Gesù risorto. Che non venga mai meno in noi questa speranza! Nel brano evangelico citato dal vescovo nella sua lettera pastorale (Mt 28,16-20), i discepoli dubitarono anche davanti all’evidenza del Risorto e tuttavia la fede poi li sorreggerà e li guiderà sempre in tutte le vicissitudini della Chiesa nascente. Anche noi dobbiamo avere fede nel Risorto perché anche noi come i primi discepoli abbiamo ricevuto da Lui un mandato. Gesù ha detto “io sono con voi fino alla fine dei tempi”. Una delle cose essenziali da mettere in campo nell’accingerci ad essere suoi annunciatori è partire da un punto di partenza fondante tutto: l’essere convinti e anche sentire che il Signore ci ama e se facciamo esperienza che lui ci ama non possiamo che trasmettere questo amore. Proposte come l’adorazione eucaristica del giovedì sera sono delle ottime occasioni per arrivare a un colloquio intimo con Lui e poi sarà tutto il resto. Confidiamo ancora poco sull’azione dello Spirito Santo. Bisognerebbe imparare a invocarlo di più ed esprimere il nostro operare su questa terra con fiducia nella presenza e nell’assistenza del Signore.

La messe è molta ma gli operai sono pochi”. Si anche tra noi sono purtroppo ancora troppo pochi, rispetto ai bisogni della messe, quanti si mettono in gioco e si prendono un impegno stabile di testimonianza missionaria. Attualmente c’è come un “nocciolo duro” che partecipa con fedeltà all’appuntamento domenicale della mensa eucaristica. Sarà comunque fondamentale che chi si impegna in questo cresca ancora di più nella sua vita spirituale. L’appello alla conversione personale e alla missionarietà come “messa in opera del Vangelo” è perciò rivolto anzitutto a ciascuno di noi, è rivolto a me. Bisognerà lavorare più personalmente “in auto-critica”, domandandoci per esempio: quando mi propongo al prossimo come mi pongo? Come convertirmi nel mio modo di testimoniare il Vangelo? Davvero quella che sto seguendo è la strada del Vangelo? Gesù cosa vuoi da me?

Anche noi come i primi discepoli, siamo spesso dubbiosi ma certi che il Signore ci ha mandato e ha assicurato la sua presenza e la sua assistenza ai suoi che lo annunciano. Un cristiano è chiamato ad essere attivo e propositivo. Nella lettera pastorale del vescovo emerge chiaramente come i discepoli ricevano sì il mandato missionario ma siano tanto poveri di mezzi. Questo mette in evidenza come la missione sarà possibile solo grazie alla potenza di Dio. La Chiesa costituita da gente fragile è tuttavia una realtà forte grazie alla sua unione con Gesù.

Viviamo oggi la seconda venuta di Gesù perché lui si mette a nostro fianco: la preghiera, la Parola di Dio, la santa messa, l’adorazione della sua persona umana e divina sempre presente nella nostra vita e in modo speciale nell’Eucaristia, l’amore per il prossimo, in modo preferenziale per i poveri (pure quelli poveri spiritualmente e moralmente), il perdono al nemico...: attraverso tante vie il credente è chiamato a scoprire, vivere, amare custodire la presenza di Gesù.

Tutti siamo discepoli e dobbiamo rendere testimonianza di Cristo e possiamo diventare missionari nel mondo e soprattutto nella nostra comunità di appartenenza. Ogni cristiano deve sentirsi Gesù vicino perché Egli stesso col suo Spirito lo aiuti a far sì che la vita intera sia accoglienza del Regno di Dio. Dobbiamo così avere il coraggio di scrollare la polvere che resta attaccata ai nostri calzari: la mondanità in primis e poi tutto ciò che ci viene proposto ma non è corrispondente a quanto Gesù ci ha insegnato. Gesù è l’unico maestro e noi dobbiamo riferirci sempre al Vangelo per condurre la sua vita in noi. L’unica forza dunque è stare con il Signore. L’amore reciproco tra noi non sempre è così facile, non sempre si trova la forza per viverlo fino in fondo. Molti di noi hanno sperimentato come questa forza ci possa venire dall’adorazione: essa può diventare, per chi lo desidera, esperienza di incontro col Cristo vivente da cui sgorga copiosa la sorgente dell’amore di Dio. Dall’incontro con Cristo e dalla sua adorazione anche tra di noi nascono modi di relazionarsi rinnovati e più conformati alla carità.

Altro aspetto positivo nel messaggio di missionarietà della comunità è la chiesa aperta durante alcune ore del giorno. Quando la chiesa è aperta qualcuno entra sempre e si offre a tutti un messaggio di ospitale accoglienza. Un ulteriore aspetto ineludibile collegato ad una chiesa aperta, è l’essere noi stessi aperti ovvero ottimisti e propositivi e seminare con abbondanza così, con questo atteggiamento che sgorga dal cuore del Vangelo.


LITURGIA FONTE DELLA VITA CRISTIANA

La liturgia come culmine e fonte della vita cristiana rimane in ogni caso l’evento più fondamentale per creare apertura, accoglienza e comunione con tutti. Tante persone partecipano alla vita della comunità solo in momenti di festa o nei lutti: è essenziale che anche in questi momenti le persone trovino una comunità presente e viva, anche dopo il lutto. Incoraggiamo in tal senso il servizio dei ministri della consolazione che già svolgono un encomiabile opera di vicinanza a nome di tutta la comunità cristiana. Tale servizio andrebbe incrementato con altre persone disponibili a svolgerlo anche molto tempo dopo il lutto.

Molte proposte formative alla vita di fede suggerite dal vescovo Beniamino per “uscire” e coinvolgere altri fratelli e sorelle, in parrocchia già si fanno. Nella formazione dei laici (cap.9) sarà utile incrementare tali proposte già esistenti (come serate formative attorno a temi di fede o di educazione cristiana anche su testi magisteriali come encicliche o lettere apostoliche; come anche la formazione dei genitori collaterale ai percorsi di iniziazione cristiana dei figli, le domeniche esemplari, i percorsi di spiritualità a Villa san Carlo o in altre sedi; qualcuno suggerisce anche di mettere in cantiere una missione popolare per raggiungere quante più persone possibili nei quartieri e nelle case).

Sarà altresì importante, oltre ai temi specifici inerenti al cammino di fede, proporre percorsi di formazione socio-politica sui quali siamo purtroppo carenti. La preghiera, l’ascolto del Vangelo, l’eucaristia infatti vanno proiettati nel contesto di una società in trasformazione. Sarà utile in tale direzione osservare ciò che avviene in altre parrocchie e assumere alcune proposte su questi temi di carattere socio politico e anche di altri temi sensibili come per esempio la pastorale dei giovani e delle famiglie.

Non a tutti poi sono congeniali dei percorsi di spiritualità. Occorre che tali percorsi si concretizzino e si esplicitino sempre nelle opere di prossimità, nella vicinanza e nell’aiuto a chi è nel bisogno, agli ultimi, ai poveri.

Tra quanti non frequentano la vita della parrocchia ci sono persone splendide che possono restituirci anche in questo aspetto essenziale della vita cristiana, molte perle preziose di sapienza e di esperienza di vita da condividere.

A Tavernelle per la storia del paese, per la sua conformazione socio-geografica, il centro vitale della comunità non può che essere anzitutto la parrocchia: il nuovo obiettivo sarà lavorare in comunità, mettendo assieme doni e forze secondo uno stile di condivisione e di comunione di esperienze per suscitare un sentimento di appartenenza, creare un tessuto di relazioni che dia fiducia, che sia educante, che sia generativo. Tenendo pure conto delle difficoltà che ci sono, chiediamo con fiducia ai giovani di essere protagonisti in questa tensione positiva e di fare la loro parte essenziale perché essa si realizzi in tutti gli ambiti che li vedono coinvolti o nei quali potranno e vorranno coinvolgersi. Anche l’attività di oratorio, per esempio, a volte viene percepita e vissuta come un servizio puntuale da espletare più che come una missione ovvero come qualcosa di attivo e partecipativo a servizio della crescita della comunione e della missione della Chiesa.

La cattolicità è essere aperti agli altri: credere che le diversità sono ricchezze, il pensarla in maniera diversa è una ricchezza e un completamento per ciascuno e per tutto l’insieme della comunità.

Decidiamo infine di muovere i primi passi di questo percorso a partire da noi, dal volerci bene e credere nell’azione dello Spirito Santo. Il CPP è un’opportunità di allenamento a volerci bene e vivere una interconnessione tra di noi ma anche un’occasione per andare credibili verso gli altri. Il “modo” nostro di porci e di stare assieme deve attrarre le persone. Come possiamo infatti essere attrattivi? Se vedono che ci vogliamo bene e che vogliamo bene a chi incontriamo sul nostro cammino.


I membri del Consiglio Pastorale della parrocchia di santa Maria Nascente

Tavernelle, 30 ottobre 2019





NUOVA EVANGELIZZAZIONE

COMUNIONE E RICONCILIAZIONE

IN PARROCCHIA

Programma Pastorale 2018-2019

Il programma pastorale della parrocchia di Tavernelle è il frutto di un ritiro spirituale che il nuovo Consiglio Pastorale ha condiviso il 29 settembre 2018 nella neonata casa di spiritualità vicariale della parrocchia di Alte, dedicata a “Maria donna dell’ascolto” e sita nel territorio della parrocchia di Ss.Trinità di Montecchio Maggiore. Dopo la meditazione curata da don Emanuele (che qui verrà riportata in sintesi come introduzione del programma pastorale), i membri del Consiglio Pastorale hanno sostato in preghiera davanti a Gesù Eucarestia per poi condividere alcune linee programmatiche che verranno descritte nella seconda parte del presente documento.

In ascolto della Parola di Dio (1Gv 1,1-4)

Ciò che era fin da principio,

ciò che noi abbiamo udito,

ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi,

ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato,

ossia il Verbo della vita

(poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta

e di ciò rendiamo testimonianza

e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi),

quello che abbiamo veduto e udito,

noi lo annunziamo anche a voi,

perché anche voi siate in comunione con noi.

La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.

Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.

MEDITAZIONE A PARTIRE DALLA PAROLA DI DIO (a cura di don Emanuele)

Il titolo del programma pastorale del 2018-2019 “Nuova Evangelizzazione, Comunione e riconciliazione in parrocchia” prende le mosse anzitutto da due criticità diffuse che rileviamo nel nostro contesto comunitario:

→ la DIVISIONE esistente che spacca in due il tessuto comunitario;

→ la DISAFFEZIONE generalizzata verso la Chiesa presente soprattutto nei giovani e originata principalmente nel nostro contesto da questa divisione della comunità e più estesamente dalla crisi profonda di identità e dal cambiamento d’epoca che la Chiesa universale e la società tutta, soprattutto in Occidente, stanno vivendo di questi tempi.

Il brano della prima lettera a Giovanni, che apre questo documento, offre alcune intuizioni significative che ci possono aiutare ad affrontare le sfide e le criticità del nostro contesto con uno spirito e con scelte propositive costruttive.

1°) LA COMUNIONE NASCE DALL’ANNUNCIO

“Quello che abbiamo udito, visto, toccato….

Il primo aspetto che emerge leggendo il testo di san Giovanni Apostolo è che la comunione tra i credenti non è il risultato di una buona organizzazione, né di un accordo formale pattizio tra le varie anime di una comunità, né il frutto di una ideologia imposta (comunionismo).

La comunione è un dono che viene da Dio e scaturisce da un EVENTO che ci sorprende e ci raggiunge: CRISTO che si impatta con la nostra vita, il Verbo che si fa visibile, udibile, toccabile.

Il nostro contributo all’evento è l’ANNUNCIO di questo incontro con Lui. Esso si può realizzare come esperienza della nostra comunità favorendo un percorso che consegui le seguenti tappe:

a) …noi lo annunciamo a voi….

→ DAR SPAZIO ALL’EVENTO “CRISTO” mettendo al centro dell’esperienza comunitaria l’annuncio, l’ascolto e l’esperienza della Parola di Dio (che è fatta di parole e gesti intimamente connessi: liturgia, celebrazioni, catechesi).

b) … perché siate in comunione con noi…

→ L’evento va annunciato attraverso una NUOVA EVANGELIZZAZIONE: il contenuto del Vangelo è sempre lo stesso, cresce la sua comprensione nel tempo e può modificarsi il modo di annunciarlo per renderlo comprensibile a tutti.

L’evangelizzazione è nuova quanto al metodo (Es. percorsi di formazione, eventi di spiritualità, ma anche culturali, artistici, incontro con testimoni, esperienze di servizio e condivisione con i poveri ecc.)

c) … e la vostra gioia sia piena”…

→ Il fine di questo percorso è LA GIOIA COMUNE→ LA CONVIVIALITA’. Ciò si realizza se si condivide:

- IL VERO (iniziative di conoscenza-esperienza del Cristo Vivente)

- IL BENE (iniziative di carità)

- IL BUONO (iniziative di gusto per la vita: far festa…danzare…mangiare assieme)

- IL BELLO (iniziative di cultura e di arte, di contatto con la creazione)

2°) DALLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE → LA COMUNIONE …

DALLA COMUNIONE → LA RICONCILIAZIONE

“Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Zc 12,10)

IL CROCEFISSO RISORTO fonte e fondamento di riconciliazione

→ Perdoniamo perché perdonati (figli di un Padre Misericordioso)

→ Perdoniamo perché perdonare ci fa bene alla salute….

→ Perdoniamo perché non c’è alternativa e non c’è futuro per nessuno senza perdono.

LA CONVERSIONE DELLO SGUARDO È:

→ partire dal positivo, da ciò che nell’altro e nel diverso c’è, non da ciò che manca o è manchevole.

→ non giudicare e non mormorare

→ educarci all’empatia e alla compassione

→ sentirsi “co-redentori” con Gesù che è venuto non a condannare ma a salvare.

“SALVARE” = far spazio all’altro, al “diverso” perché Dio ama l’armonia delle differenze (ciò è evidente nel creato)

3°) I GIOVANI

Il progetto pastorale non può prescindere dal piano pastorale di quest’anno della Diocesi di Vicenza che in occasione del Sinodo della Chiesa Cattolica sui giovani, mette al centro degli orientamenti della Chiesa locale i giovani e la pastorale giovanile in genere.

Il cammino di comunione e di riconciliazione in parrocchia non può che avere ricadute positive anche sui nostri giovani e sulla pastorale giovanile. La divisione e l’avversione tra i cristiani è uno scandalo per le nuove generazioni. Esso si aggiunge al generalizzato smarrimento provocato dall’emergenza recrudescente degli scandali degli abusi sessuali e del clericalismo esplosi a macchia di leopardo all’interno della chiesa universale.

Il recupero dei giovani può avvenire solo in un contesto di riconciliazione del popolo di Dio e attraverso occasioni di incontro personale intergenerazionale con ciascuno di loro.

I percorsi di GRUPPO non possono prescindere da questa attenzione al singolo giovane ed essere attuati preferibilmente attraverso:

- Occasioni di svago e ricreazione a misura dei giovani;

- Brevi e agili ma efficaci proposte formative che tocchino al cuore ciò che a loro interessa;

- Esperienze di fede mirate: momenti intensi di preghiera e di spiritualità ad hoc, incontro con testimoni credibili, contatti con la missione della chiesa; progetti di solidarietà con e per i poveri, direzione spirituale, ritiri e uscite….

- Concentrazione sul “cantiere medie”: i ragazzi delle medie sono attualmente l’anello mancante della pastorale giovanile parrocchiale.

ORIENTAMENTI E SCELTE PASTORALI

Dopo questa introduzione di don Emanuele e un lungo momento di preghiera davanti al Santissimo, i membri del Consiglio Pastorale hanno delineato alcuni orientamenti per realizzare le intuizioni emerse dalla meditazione della Parola di Dio. Segue una breve sintesi delle proposte emerse:

1. Mettendo nel cuore di Gesù i nostri pensieri e offrendo tutto a Lui possiamo fare già quest’anno dei passi decisivi nella direzione della riconciliazione all’interno della comunità. È essenziale che ognuno metta al centro la Parola del Vangelo come fonte di ispirazione.

- A partire dal Vangelo ognuno dovrebbe prendere delle decisioni nella direzione della carità di Cristo evitando, per esempio, il giudizio, la condanna o peggio la diffamazione di chi non la pensa come lui e iniziando a considerare e a scommettere sul “positivo” e al “buono” che c’è anche nell’altro e nel diverso, in ciò che lui è e fa.

- Quando si fa una proposta è necessario partire sempre da un discernimento che risponda alla seguente domanda: è il Signore che davvero vuole questo oppure è un’idea “mia-nostra”? Dal cuore di ognuno dovrebbe partire il presupposto: “io lo faccio per il Signore”….

- Ognuno potrebbe lasciarsi toccare e trasformare dal Signore superando le prevenzioni, abbandonandosi al Lui e dicendogli: “Signore fai tu”….

- Bisogna nutrire la consapevolezza che quando incontro l’altro davanti ho sempre un figlio di Dio, un fratello. Lì davvero potrà iniziare un cammino di riconciliazione e di comunione.

2. La parrocchia-comunione che è “famiglia di famiglie” possiamo vederla come una famiglia di più di 4000 persone: c’è chi va in chiesa e chi no, però siamo parte di una comunità parrocchiale che dovrebbe essere aperta accogliente e abbracciare tutti. Uno dei problemi è che tra fazioni o almeno tra alcuni membri delle diverse fazioni, non ci si parla mai: non ci si incontra e non si dialoga. È necessario raggiungere dei piccoli obiettivi sui quali lavorare assieme a prescindere dal discorso prettamente religioso, come per esempio:

- Momenti conviviali proposti dall’una e l’altra parte in cui ci si invita e si partecipa il più possibile coralmente alle rispettive proposte;

- Progettare una festa della comunità con tutte le associazioni invitate e unite attorno ad un progetto di solidarietà (come il sostegno per la costruzione di una cucina in Africa – vedi gruppo “progetto Africa” esistente a Tavernelle con 27 membri che a gennaio scenderanno in Africa per approntare il progetto)

- Canto della stella di Natale (come si faceva un tempo) o altre attività condivise;

- Incentivare e partecipare ad occasioni di festa e convivialità come la festa dei Popoli che coinvolge famiglie di altre culture e religioni.

- Apertura del bocciodromo ai bambini del Circolo NOI con accompagnamento e lezioni da parte dei nonni soci del bocciodromo anche per creare un legame tra le diverse generazioni.

3. La parrocchia “cresce” se “esce”. Sarà importante prevedere momenti di coinvolgimento più allargato, andando verso chi abitualmente non partecipa alle proposte di fede ordinarie. Gli avvisi parrocchiali distribuiti in tutte le case sono una nuova e ottima occasione di evangelizzazione. Occorre però osare di più per esempio creando nuove occasioni di preghiera e incontro nei quartieri. Il mese di novembre per esempio potrebbe essere dedicato a ricordare i defunti delle varie contrade con delle messe feriali nelle varie zone del paese.

4. In riferimento alla realtà delle medie e i giovani in generale: mettere al centro i soggetti cioè partire dai ragazzi stessi, dai loro interessi, da quello che loro piace fare (musica, nuovi mezzi come i social media…). Evitare l’attivismo: puntare sulla semplicità e sull’incontro personale. Proporre loro dei servizi concreti all’interno della comunità. Puntare sull’incontro tra generazioni. Creare servizi o esperienze che facilitino questo incontro.

(per scaricare il Programma Pastorale cliccare qui)

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